Devo aSsOluTamEntE trovare una buona idea per l'esame di pittura. Devo trovare qualcosa che soddisfi il baffettino impenitente dall'alito fognato. Devo trovare quel non so che di ancora inespresso. Devo trovare il giusto equilibrio tra nutrimento e gusto. Devo..ehi, quell'albero ci sta guardando..

Ore diciannoveequarantadue. Al distributore di M. c'era coda. Sarà che per il ponte tutti prendono e vanno a farsi un giro.Toccava a me, dopo un quarto d'ora di attesa frizionata. La tangenziale era vicina, si sentiva nell'aria rumore di sfreccìi e odore vago di pneumatico. Preferisco il self, che se almeno fai qualche cazzata resta tra te e la telecamera di sorveglianza. Ma il self gremito è il peggiore nemico della giovane ragazza. Non mi prende il 20euro, e devo fare infretta perchè la gente dietro aumenta e mi sento il loro smog sul collo...niente, c'è un orecchia sull'angolino del 20euro, non ne vuole sapere di farsi stirare. Regalo sorrisini ansiosi al mio vicino di pompa che non mi caga. Non voglio aiuto, solo umana comprensione. Poi il miracolo. La porticina dello sgabiotto si apre misticamente ed esce, avvolta da luce neonica soprannaturale, una donnina in tuta blu. Dio c'è e c'ho le prove!.
Si avvicina."Ma..veramente non mi prende questo, sono un pò imbranata.." biascico. I tic non si contano. Mi gratto la testa, il naso, il sottonaso, di nuovo la testa. Lei mi sorride e prende la pompa. Mai odore di ottani mi fu più amico. Pago. Lei mi guarda e con voce tonante: "Massima numero sedici. Chi mantiene la calma in tutte le avversità della vita mostra semplicemente di sapere quanto immensi e molteplici siano i possibili mali della vita, sicchè egli considera il male presente come una parte minima di ciò che potrebbe capitargli. Viceversa, chi è consapevole di questo fatto e ci riflette non perderà mai la calma. All's well that ends well. Shakespeare III, 2, vv.48-50.". Riaggancia l'erogatore e torna a spenere la luce della sua casetta. Un uomo l'aspetta su una Punto rossa. E vanno via sull'autostrada, perdendosi.
acquerello del mittico Gippi

Stavo viaggiando verso P. quando d'untratto mi ritrovai con i binari del treno appena superati, un campo a destra, un altro a sinistra, e altri cento davanti. Poco più avanti scorsi la figura di un uomo, uno di quelle parti, a giudicare dall'andatura dondolante e lenta. Abbassai il finestrino quel tanto che mi bastava per sentire il suo fiato caldo odoroso di pane masticato e tabacco. "Scusi, vado bene per M.? Il raccordo per P. è da questa parte?" dissi con un tono che mi suonò quasi insolente, da cittadina supponente, di cui immediatamente mi vergognai, stemperando la tensione, tutta mia, grattandomi vagamente il naso in assenza di prurito. L'uomo si chinò un poco, e con voce roca, in perfetto italiano mi rispose: "Massima Numero Trentaquattro: se si guarda indietro al corso passato della propria vita, si scorge qualche felicità mancata e qualche infelicità procurata; se cioè si considera "l'errabondo e labirintico corso della vita", è facile esagerare con i rimproveri contro se stessi. Il corso della nostra vita, infatti, non è opera nostra in termini così assoluti ma è il prodotto di due fattori, vale a dire la serie degli eventi e quella delle nostre decisioni, e in modo tale che in entrambi i casi il nostro orizzonte è molto limitato , sicchè non possiamo preannunciare con grande anticipo le nostre decisioni e ancor meno possiamo prevedere gli eventi, ma di entrambe le serie conosciamo solo gli elementi presenti: è per questo che quando la nostra meta è ancora lontana non siamo nemmen in grado di puntare a essa direttamente, ma solo in modo approssimativo e in base a congetture, cioè dobbiamo deciderci ad ogni istante secondo le circostanze, nella speranza che la decisione presa sia tale da condurci più vicini alla meta principale . In tal senso le circostanze date e le nostre intenzioni di fondo possono essere paragonate a due forze che spingono in direzioni differenti , mentre la diagonale che ne risulta è il corso della nostra vita.".
Ringraziai, sperando di essere sulla strada giusta.
Non tornai mai più da quelle parti.
grazie Gipi per i tuoi acquerelli
E così finiscono le giornate, con la pioggia che batte sul tetto, le ante chiuse chiuse, la luce fioca contro la parete verde, con qualche lettera vecchia di 4 anni che ancora fa piangere. A pensare a chi festeggia, a chi è felice, a chi ha il raffreddore, a chi sta bene, a chi è insoddisfatto e a chi se n'è andato. Indescrivibile il conforto dell'unica certezza. Una tazza di latte e cacao ci sarà sempre per me. E tanto basta a far passare un altro giorno. Speriamo vada meglio. Maledetta me e i miei castelli in aria.

Il disegno è preso da una tavola di Gipi, Non è mio
uNA BELlissima CANzonE Per 3 gioRNi Fantastici neLLa FErRAra EstensE con Cischi, Frè, RaChele, gioRgiA, mANu, maSSimO. Spero di RIUscire a RAciMolare QualChe FotO Da PubbLICarE qUi. Si, OGGi sto ProprIo Bene. IL saLone dEl ResTaurO è Stato MolTo inteREssanTe, coSì cOMe la visITa InaSPEttAta aLL'AccadeMia Di BOLogna, che EmoZioNe. ValutiaMo RepentiNO TRasfERimenTO :) Poco TEmpo Adesso..HO comPrato Due ROse a CespuGLio, DEBBo trApianTarle PrestO! Mi LAScio TraSPORtare Ancora UN seCOndo Da GabER...quesTA CanzoNE Mi piaCE TANtissiMO, Già quAnd'erO PiccoLA E asCOltaVAmo La cassETTA dell' Unità cON PoPy sul CamPEr..BaCi